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Raja Yoga *

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Raja yoga significa yoga regale, la via maestra dello yoga. Appartiene alla tradizione molto antica dello yoga indiano. I suoi principi, per secoli trasmessi oralmente, vennero codificati da Patanjali negli “Yoga Sutra”, la cui datazione è incerta, collocabile tra II secolo a.C. e il IV secolo d.C.

Tutte le correnti dello yoga indiano hanno come fine ultimo la realizzazione dell'essere umano attraverso l'evoluzione della coscienza. Lo yoga indiano è pertanto una via spirituale.

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Il Raja yoga è il sistema yogico più articolato. Appartiene al Samkhya, il più antico sistema filosofico indiano, non teista. Secondo il Samkhya due polarità eterne stanno alla radice dell'universo: Purusha, la Coscienza, il Testimone silenzioso, il Non manifesto e Prakriti, la Materia, la Natura, il Mondo manifesto. Ciascun essere umano porta in sé queste due polarità.

Patanjali indica la causa prima della sofferenza nell'identificazione con la sola Prakriti. Paragona la mente a un lago: potenzialmente l'acqua è calma e trasparente, ma i pensieri, detti “mutamenti della mente”, sono come onde che la stimolano all'attività e ne confondono la vera natura. Essi possono scaturire dal fondo del lago (i ricordi) o essere effetto di agenti esterni (percezione dei sensi). Quando le onde si calmano, l'acqua torna limpida e si può guardare fino agli strati più profondi. Se questo processo di calmare e rilassare è portato alla perfezione, la mente diventa perfettamente trasparente e Purusha, il massimo livello di coscienza, diventa visibile. Allora si ha la vera conoscenza e si realizza la libertà assoluta.

Nei 196 aforismi degli “Yoga Sutra” Patanjali delinea il cosiddetto “ashtanga yoga” o yoga delle otto membra, per acquisire la padronanza di tutti gli aspetti del nostro funzionamento : Yama (la relazione con gli altri), Niyama (la relazione con se stessi), Asana (le posizioni del corpo), Pranayama (controllo del soffio vitale), Pratyahara (l'interiorizzazione dei sensi), Dharana (la concentrazione), Dhyana (la meditazione), Samadhi (enstasi, la coscienza raccolta in se stessa).

Il sapere intellettuale non trasforma. Lo yoga è quindi una via d'esperienza che, seguendo la direzione indicata dai testi, avvia un cambiamento che coinvolge corpo, respiro, emozioni, abitudini, comportamenti, relazioni, modelli di pensiero, concetti di sè e tutti gli aspetti della mente, in un processo unitario, a spirale, verso livelli sempre più sottili di coscienza, fino al centro immobile del Sè.

La pratica diventa un campo d'indagine, il praticante un ricercatore, che osserva istante dopo istante il proprio funzionamento in modo distaccato, senza giudizio. Non si tratta di copiare forme e modelli, di sforzarci di ottenere, tutt'altro: Patanjali ci propone di abbandonare l'ego e tutti gli sforzi che facciamo per “prendere” e di prepararci al contrario a “ricevere”.